Magnelli e le avanguardie del Novecento

Venerdì 27 Luglio 2012 ore 19,00

Incontro con il Prof.  Marcello Carlino: “Magnelli e le avanguardie del Novecento”.

Nel tardo pomeriggio del 27 luglio, sulla terrazza della Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea di Gaeta, c’era il rischio che la magnifica vista sul Golfo si rivelasse una fonte di distrazione per il folto gruppo di appassionati d’arte venuti ad assistere al primo dei due incontri dedicati ad Alberto Magnelli. Ma l’eloquio fluente e limpido del Prof. Marcello Carlino, ordinario di letteratura presso l’Università “La Sapienza” di Roma, e il tema della sua conversazione – Magnelli e le avanguardie del Novecento – hanno attirato a sé occhi, orecchie e cuore degli ascoltatori, come fossero melodie del pifferaio di Hamelin. L’argomento è ricco di filoni che si dipartono da un concetto centrale: secondo il Professor Carlino, Magnelli è uno specchio che ci rimanda alla storia delle Avanguardie del Novecento, in quanto la storia della sua vita è, per destino e per scelte successive, a quelle intimamente legata. La sua formazione si colloca nei primi anni del ‘900 a Firenze, in un ambiente culturalmente ricco e vivace, dove conosce due figure fondamentali per la sua estetica. Egli assorbe da Aldo Palazzeschi (il poeta futurista di “Lasciatemi divertire”), la leggerezza, la sottile ironia, la levità del tocco; da Ardengo Soffici riprende quell’attenzione alla tradizione toscana cui sempre rimarrà fedele, e che a tratti riemerge quando torna al figurativo; in più, l’idea di una possibile mediazione tra Cubismo in Francia e Futurismo in Italia.

Magnelli va a Parigi con Palazzeschi, dove incontra e si lascia influenzare da un altro sostenitore della possibilità di un siffatto accordo: Guillaume Apollinaire. La luce, tema dominante delle avanguardie, gli elementi di geometrismo tipici della scomposizione cubista (ma anche dell’arte primitiva che andava alla ricerca dell’essenza delle forme), insieme a elementi di disegno, caratterizzano le opere di Magnelli fino alla prima guerra mondiale, periodo che l’artista trascorre in Italia. Sono gli anni della Metafisica di De Chirico, stagione che segna un ritorno alla tradizione figurativa, contaminata, però, da linee, sagomature, grafismi che ricordano le avanguardie. Il tutto, emotivamente e originalmente rielaborato. L’artista trascorre il resto della sua vita a Parigi, ma è significativo che la sua lapide rechi la scritta “Alberto Magnelli, pittore fiorentino”. Cosa hanno lasciato, secondo Carlino, nella mano del pittore, allora, le avanguardie del Novecento? Per cominciare, un rapporto vitale con i colori, sempre pieni e rotondi; una continuità della linea, tale che sembra che il pittore non stacchi mai il pennello dalla tela, alla ricerca di una semplicità e di una sintesi che convogli un “testo” preciso e organico; una “composizione” degli elementi in un’unità armonica; la “leggerezza”, il piacere della pittura, un rapporto dialogante e coinvolgente con il fruitore dell’opera d’arte. Si è fatta sera, il professore si congeda sorridente. Per finire, un gelato all’aperto, ultimo saluto a un ospite che si è fatto oste, che da invitato, ha invitato all’ascolto e, più che essere ricevuto, ha donato a un pubblico fortunato la sua sapienza.

Pubblicato su Magnelli-gaeta.org

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