Corso di scrittura. Lezione n° 5: Fenomeni di pronuncia e grafia – L’apostrofo

L’apostrofo… serve! (ringrazio il fotografo, pronta a citarne il nome, se si presenta).

Alcuni fenomeni di pronuncia e grafia.

Certe volte, nel pronunciare una parola, o una parola dopo l’altra, eliminiamo una vocale non accentata. Questa eliminazione viene registrata anche dalla scrittura.

Distinguiamo quattro fenomeni, i primi due dei quali sono stati particolarmente importanti nella transizione fra l’italiano antico e il moderno, ma oggi hanno poco rilievo:

–          L’aferesi: eliminazione di vocale all’inizio di parola (vangelo per e-vangelo, tondo per ro-tondo);

–          La sincope: eliminazione di vocale all’interno della parola (spasmo per spa-si-mo, opra per o-pe-ra).

Gli altri due fenomeni sono importanti per le implicazioni che hanno sulla presenza o meno dell’apostrofo.

–          Il troncamento: eliminazione di vocale finale di una parola, quando a questa segue una parola iniziante per consonante (Dottor Jeckyll, andar piano);

–          L’elisione: eliminazione di vocale finale di una parola quando a questa segue una parola iniziante per vocale (al posto della vocale eliminata si mette l’apostrofo: “lo asino”, l’asino).

L’apostrofo.

Si indica, quindi, con l’apostrofo, l’elisione della vocale finale di una parola seguita da un’altra parola iniziante per vocale.

  • Perché, allora, l’articolo indeterminativo “un” (es. «Un asino che vola») non vuole l’apostrofo? Perché non è un’elisione, maè il troncamento di uno, ed è parola a sé stante. Esistono tre articoli indeterminativi: un, uno, una.

Escludiamo uno, che non va apostrofato in quanto si usa con le parole che iniziano con gruppi di consonanti (sb, sf, sg ecc.)o con parole inizianti per z ecc. (uno sbaglio, uno zaino: l’uso ci aiuta, non abbiamo bisogno di pensarci troppo su). Il mio metodo per non sbagliare con l’apostrofo, quando la parola che segue inizia con vocale, è ricordare che si usa

–          un senza apostrofo per le parole maschili (un amico),

–          un’ per le parole femminili (un’azione).

Se volete esprimere un’intensa emozione, fatelo con l’apostrofo. Se avete vissuto un incredibile momento, lasciate a casa l’apostrofo: emozione è femminile, momento è maschile.

  • Lo stesso ragionamento vale per pronomi e aggettivi indefiniti che terminano per un, uno, una (qualcun altro, qualcun’altra; nessun indizio, nessun’altra; alcun pensiero, alcun’emozione).

Oggi, però, siete liberi di non apostrofare il femminile di alcuno, nessuno: non ho nessuna idea; non ho alcuna alternativa).

  • I numerali che terminano per uno si possono scrivere anche senza la finale (trentun giorni); poiché i numerali sono invariabili, ossia non distinguono tra genere maschile e femminile (es.: tre limoni, tre arance), si userà la stessa forma anche per i nomi femminili (ventun gocce).
  • Qual è un troncamento, e non si apostrofa mai, né al maschile, né al femminile (qual buon vento; qual sorpresa). Lo stesso vale per tal (un tal collega; una tal paura).
  • Quando adoperate un avverbio o aggettivo (buon amico), e nello scriverlo vi viene il dubbio se vi vada l’apostrofo o meno, pensate se la stessa parola può essere usata anche con parole che iniziano per consonante (es.: buon pranzo). In tal caso, è evidente che è un troncamento,e l’apostrofo non è necessario. (Cent’anni: non si potrebbe scrivere “cent giorni”, quindi l’apostrofo è indispensabile).
  • Ben. Ben arrivato, ben arrivata. Nessun apostrofo: bene non è aggettivo, ma è avverbio, quindi è invariabile.

L’elisione vuole l’apostrofo; il troncamento, no.

Salvo casi particolari, come i…

  • Troncamenti con l’apostrofo. Esiste una serie di parole tronche in cui a cadere non è la sola vocale finale, ma un’intera sillaba, o comunque ciò che resta non termina per consonante, bensì per vocale: in questi casi, il troncamento nonserve a creare una continuità con la parola seguente, ma è un’abbreviazione invalsa con l’uso (es.: a mo’ di – a modo di; va be’ – va bene; di’ un po’ – dici un poco, insieme agli altri imperativi va’, fa’, sta’ – troncamenti di vai, fai, stai. ecc.).

_________________________

“Il bacio è un’apostrofo rosa tra le parole t’amo” (Cyrano de Bergerac)

Dov è l’errore?

Dov’è, il secondo errore?


I puntini sospensivi creano suspense.

Ma dei segni di interpunzione parleremo prossimamente, nella Lezione n°6!

Intanto, puoi scaricare la versione stampabile della Lezione di scrittura n° 5 … e  tanta gioia e buona scrittura a tutti,

Gioia

P.S.: Se la lezione ti è piaciuta, e vuoi essere sempre il primo a ricevere gli aggiornamenti di nuove lezioni via email, iscriviti a nomenOmen!

P.P.S.: Il bacio è un apostrofo rosa, ecco dov’era il primo errore. E anche il secondo.

Annunci

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Gioia Magliozzi ha detto:

    L’ha ribloggato su nomenOmen.

    Mi piace

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.