Corso di scrittura. Lezione n° 6: Importanza della punteggiatura – I segni d’interpunzione

Importanza della punteggiatura.

Quando parliamo, il tono e l’intensità della voce, le pause, gli accenti più o meno marcati ecc. riescono a modificare molto ciò che diciamo.

Basti pensare che, se facciamo una domanda, è solo l’intonazione a distinguere l’interrogazione dall’affermazione:

Ho spento la luce (affermazione)

Ho spento la luce? (interrogazione).

Quando scriviamo è necessario segnalare il meglio possibile queste intonazioni, pause ecc. A questo servono i segni di interpunzione.

 

I segni di interpunzione e il loro uso.

  • La virgola segna una breve pausa all’interno dell’enunciato e segnala le sfumature più sottili del nostro pensiero; il suo impiego è quindi affidato molto alla sensibilità e al gusto personale.

Di regola la virgola si usa:

Nelle enumerazioni, per separare i vari elementi elencati (Compra pane, latte, uova. È un bambino vivace, allegro, intelligente);

Per dividere parti diverse dell’enunciato, immettendo le subordinate (Sarei felice, se vincessi quel concorso);

Per isolare, fra due piccole pause, una parte dell’enunciato che si “stacca” dal discorso principale, pur essendovi strettamente collegato (Preferirei, a dirla tutta, che lui non ci fosse). L’espressione fra virgole si chiama inciso. Se vogliamo dare all’inciso una maggiore indipendenza dall’enunciato, possiamo metterlo fra parentesi tonde, invece che fra virgole. Es.: Richiamalo (se non è un problema) dopo pranzo.

Per introdurre gli incisi sono utili anche i trattini lunghi, al posto delle virgole (vanno sempre in coppia e non sono mai seguiti da altri segni d’interpunzione.

N.B.:

La virgola non deve mai dividere gli elementi fondamentali dell’enunciato, perciò: non va messa

– fra soggetto e verbo (Il cane, correva dietro alla bambina);

– fra verbo e complemento oggetto (Il bambino mangia, la pasta e ceci);

La virgola deve sempre precedere “ma”, “tuttavia”, “però” e “anzi”;

La virgola non va messa prima delle congiunzioni “e” e “o” (anche se oggi, per rendere meglio la pausa che nel parlato si fa prima della congiunzione, non è infrequente trovarvela scritta);

Nell’uso di alcuni incisi, come “infatti”, “in effetti”, “di fatto” è facoltativa. Se si sceglie di metterla, tuttavia, non dimenticare di inserirla in apertura e chiusura (Es.: «Il compito, in effetti, era fatto bene» oppure «Il compito in effetti era fatto bene»).

  • Il punto e virgola segna una pausa leggermente più lunga della virgola fra parti diverse dell’enunciato.

Separa parti di un enunciato non unite da altre congiunzioni (Oggi non mi sento bene; non credo che andrò a lavorare);

Nelle enumerazioni separa i vari elementi elencati quando questi sono accompagnati da più attribuzioni (Compra pane fresco; latte intero; uova da allevamento a terra);

Si usa negli elenchi (come questo, per separare i vari punti intermedi).

  • Il punto segnala una pausa lunga alla fine di un enunciato.

Per aumentare lo stacco fra un enunciato e l’altro (quando questi trattano argomenti diversi) si va “a capo”, cioè si comincia il nuovo enunciato alla riga seguente.

Se una frase termina con un’abbreviazione, ad esempio “ecc.”, il punto dell’abbreviazione vale anche come chiusura dell’enunciato.

Il punto non va usato per tutti i simboli che indicano grandezze fisiche (“m” per metro, “l” per litro, “km” per chilometro ecc.)

  • I due punti si usano soprattutto quando la parte dell’enunciato che segue rappresenta la spiegazione o la conclusione della parte che precede

(Es.: Ho dovuto spegnere la lavatrice: faceva un rumore tremendo).

Inoltre si usano, di regola, quando introducono:

Un elenco (In valigia ho messo: indumenti intimi, magliette, golf e la giacca a vento);

Un discorso riferito esattamente come è stato pronunciato (Il parroco disse: «andate in pace»);

I due punti non vanno mai usati in modo consecutivo, ossia, non se ne mette più di uno (di una “coppia”) per enunciato.

  • Il punto esclamativo segnala un tono speciale di voce che esprime sorpresa, ammirazione, sdegno ecc.

Insomma, indica una forte partecipazione emotiva di chi scrive rispetto a ciò che scrive (Basta con queste meschinità!). Il suo uso va dosato, per non dare al discorso un tono arrogante.

  • Il punto interrogativo segnala l’intonazione interrogativa dell’enunciato.

  • I puntini sospensivi, come dice il nome stesso,  segnalano una sospensione (o addirittura un’interruzione) del discorso stesso.

Tale interruzione può servire per provocare la curiosità di chi legge, o per attenuare un’espressione spiacevole, o addirittura per evitare di finire un discorso imbarazzante (La situazione è alquanto… intricata. Temo che… Ma no, è solo un’impressione!).

  • Le virgolette servono soprattutto – vedi sopra – a racchiudere il discorso diretto e le citazioni.

(La mamma chiese: «Hai fatto i compiti?»). Particolarmente, vengono usate per questo scopo le virgolette chiamate caporali (« »). N.B.: La fonte di una citazione può esser messa fuori dalla stessa, vd. sopra, “la mamma chiese”) ma anche all’interno, racchiusa fra trattini lunghi («Pierino, non hai fatto i compiti – diceva la mamma – e domani la professoressa ti interrogherà»).

Le virgolette alte (“ “) servono anche a dare particolare rilievo a una parola o a conferirle una sfumatura di significato che non è quella solita (La tua “delicatezza d’animo” è ammirevole”, laddove le virgolette fanno capire che l’affermazione ha un tono ironico).

Le virgoletti semplici, o apici, sottolineano il significato di una parola o espressione (Scialla significa ‘stai sereno’).

N.B.: Il punto va sempre fuori dalle virgolette.

E lo spazio bianco? Non fa parte dei segni di punteggiatura, ma è bene ricordare che:

Non si mette fra parola e segno di punteggiatura seguente (Vieni , sono pronto);

Si mette sempre dopo il segno di punteggiatura e la parola seguente (Vieni, sono pronto);

Non si mette dopo la parentesi aperta o prima della parentesi chiusa ( esempio errato );

Non si mette dopo l’apostrofo (l’apostrofo va attaccato alla parola seguente).

_________________________

Sapete perché ogni volta che vi faccio degli esempi e finisco con ecc. non metto la virgola prima della parola ecc.?

Perché ecc. vuol dire “et cetera”, ossia “e altre cose”.

Il bambino è bello, intelligente ecc. vuol dire che è bello, intelligente e altre cose ancora.

Et = ‘e’ congiunzione, quindi. Non vuole la virgola.

Ma perché la congiunzione non vuole la virgola, prima?

Immaginate la lettera ‘e’ scritta in corsivo minuscolo.

La virgola non è altro che una stilizzazione, un’abbreviazione data dall’uso, della piccola “pancia” della ‘e’ minuscola, in alto a destra. Quindi dire che “il bambino è bello, intelligente, e simpatico” è come dire che “è bello, intelligente e e simpatico”. Virgola e congiunzione insieme sono ridondanti, il significato è lo stesso, si ripete.

Oddio, oggi come oggi, soprattutto nel linguaggio giornalistico, si fa un uso abbondante di punti e virgole, per dare enfasi, pathos, ‘stile’ al discorso. Alcuni giornalisti esagerano proprio. Es.: “I Ferragnez si sposano. E i fan sono in delirio”.

Va bene: io sono dell’avviso che la lingua sia viva e in continua evoluzione, per cui una regola oggi è una non-regola di qui a poco tempo.

Tosta, eh?

Con questa lezione concludiamo gli approfondimenti sulla grammatica. Potete scaricare, stampare e mettere in pratica la Lezione di scrittura n° 6 cliccandoci sopra…

Tanta gioia e  buona scrittura a voi!

Gioia

P.S.: Se la lezione vi è piaciuta, e volete essere sempre aggiornati sui miei approfondimenti, iscrivetevi al sito :-).

Grazie!

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Gioia Magliozzi ha detto:

    L’ha ribloggato su nomenOmen.

    "Mi piace"

Commenti

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