Richard Branson: un personaggio “alternativo”.

Richard Branson
Richard Branson (Photo credit: D@LY3D)

Che decolli dall’aeroporto di Fiumicino, da LaGuardia o da Malé, un aereo è sempre alimentato a cherosene. Non si può scegliere tra elettrico o ibrido, come per altri mezzi di trasporto: bisogna trovare un’alternativa sostenibile.

Lo sostiene Richard Branson in seguito all’estensione al settore aviazione della direttiva dell’Unione Europea per le emissioni di CO2: uno strumento efficace, se adottato da tutti i Paesi, per “cambiare l’aria”.

Ma chi è Richard Branson? «O finisce in galera o diventa milionario», aveva profetizzato ai genitori il preside della sua scuola, notando l’incredibile attitudine all’imprenditoria del ragazzo. E, difatti, è diventato uno degli uomini più ricchi del Regno Unito.

Proprietario del marchio Virgin, Branson opera in molti settori (compagnie aeree, carte di credito, assicurazioni pensionistiche, autonoleggi e così via). Nel 2004 lancia un progetto di beneficenza, la Virgin Unite: una comunità di filantropi, artisti, uomini d’affari e persone semplici la cui opinione condivisa è “mai accettare l’inaccettabile”. Con questo slogan, Virgin Unite e Branson lavorano con un approccio imprenditoriale alla risoluzione di quei problemi mai o male affrontati in precedenza, problemi che stanno a cuore alla gente e al pianeta Terra. Tra le iniziative figura l’istituzione di una “Carbon-War-Room” (“stanza della guerra al carbonio”): ovviamente, la prima battaglia che Branson ingaggia contro le emissioni di CO2 è quella da parte delle compagnie aeree Virgin, con l’obiettivo di ridurre del 30% le emissioni di carbonio per chilometro a passeggero entro il 2020.

Anche se l’aviazione contribuisce alle emissioni globali di anidride carbonica con quantitativi percentualmente non esorbitanti, è però vero che esse sono prodotte ad altitudini elevate, sotto forma di inquinanti scie di condensazione, e in quantità sempre maggiori in proporzione all’aumento del numero di persone che scelgono l’aereo come mezzo di trasporto.

Da qui nasce l’impegno della Virgin a sviluppare fonti vegetali per la produzione di carburante per aerei, riducendo al minimo l’impatto sulla biodiversità e senza impoverire le risorse idriche e alimentari del territorio scelto per le colture. Come avviene in Australia, dove Branson ha firmato un protocollo d’intesa con due industrie locali per la produzione di biocarburante attraverso una tecnologia di decomposizione termica accelerata del Mallee, un eucalipto utilizzato per tenere sotto controllo la salinità del terreno agricolo, coltivato in modo sostenibile.

Altri investimenti sono andati, negli U.S.A., alla realizzazione di impianti per trasformare i gas di scarico delle acciaierie in jet fuel a bassa emissione di carbonio.

L’augurio è che, gradualmente, altre compagnie aeree seguano l’esempio di Richard Branson. Un’aviazione alimentata a biocarburanti è possibile, ora lo sappiamo. Fingere che il cherosene sia l’unica scelta, soltanto per acquiescenza nei confronti delle lobby degli industriali petroliferi, è inaccettabile.

E noi, insieme a Branson, diciamo: «Never accept the unacceptable».

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