Rischio forte

Ho un trauma infantile. Non ho mai recitato una poesia di Natale sulla sedia davanti ai parenti. In realtà, non ho mai recitato. Punto.

E così, anche grazie all’ispirazione che mi viene da un’amica – caratterialmente gentile, riservata, quasi ‘sussurrata’ – per la quale l’esperienza è stata sfidante e formativa, quest’anno sto frequentando un teatro laboratorio.

Dovessi dire, mah, non saprei. A volte mi sono chiesta a cosa servissero quelle ‘cose’. Faccio fatica a fare ‘cose’ senza un obiettivo. Ma di sicuro un senso lo hanno.

Emiliano Luccisano è un bravissimo attore e autore, oltre che piacevole in tanti sensi. Presumo sia anche un ottimo insegnante. Molti dei miei numerosi ‘colleghi’, però, sembrano già in qualche modo ‘addentro’, svolgendo alcune attività attinenti al mondo dello spettacolo.

Beh, se non altro finora ho potuto mettermi alla prova con una tardiva poesia di Natale (non sulla sedia): ciascuno di noi del gruppo, con un minimo di regia (alternanze, cori, echi), ha interpretato un paio di minuti nella ‘performance’ pre-vacanze natalizie, di cui abbiamo una terribile diapositiva. 🙂

recita

 

Ma, giuro, ancora non sono in grado di dire se, una volta che mi si dia un copione in mano, sarei in grado di recitare. Lo ignoro. Questo non aver ‘quagliato’ mi ha fatto pensare di incrementare, nei limiti del possibile, l’attività di teatro laboratorio, sicché giovedì scorso sono andata al primo incontro di un altro laboratorio intitolato ‘Rischio Forte’. L’allusione è al Forte Prenestino, dove si tengono le lezioni, tenute da Luigi Morra. Perché ‘Rischio’, l’ho capito quella sera stessa.

Nelle parole degli organizzatori:

“Il concetto di RISCHIO si pone come condizione necessaria per mettersi in gioco”.

A parte l’uso coinvolgente di note melodie e canzoni, meravigliose e di vari stili, e oltre all’esecuzione di un esercizio grazie al quale mi sono ritrovata a danzare ad occhi chiusi un sensualissimo ‘Besame mucho’ con una giovane donna ignota (non potevo aprire gli occhi), per me è stato notevole dover improvvisare un racconto: così, d’emblée, la prima sera, davanti a perfetti sconosciuti!

Sinora avevo sempre evitato di mettermi in gioco: di fronte alla possibilità di eseguire – su base volontaria – qualche esercizio davanti ai compagni dell’altro laboratorio, avevo sempre optato per occhi bassi e nascondermi dietro le schiene altrui. Stavolta non è stato possibile: e sai che c’è? Mi sono sentita a mio agio. Emozionata, quello sì, ma accolta.

Sta di fatto che ho deciso di continuare: sono convinta che questo Rischio, ‘calcolato’ e abbracciato, non possa che giovarmi in termini di sicurezza in me stessa e… ‘leggerezza’.

E poi si sa: chi non risica, non rosica.

Vi aggiornerò sugli sviluppi.

A presto!

entrata
L’ingresso del Forte Prenestino

forte

 

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