Io non sono ok

Oggi non sono affatto ok.

Ma poche settimane fa ho scoperto un modello di self-coaching incredibile.

Secondo la International Coach Federation (ICF) il self-coaching è un’attività auto-diretta che ti consente di abbracciare le tue sfide senza incorrere in costi elevati. Il self-coaching si basa sul presupposto che nessuno ti conosce meglio di te stesso. Con le giuste tecniche, puoi trovare le soluzioni ai tuoi problemi in autonomia.

Il self-coaching, tuttavia, non intende sminuire l’importanza o il valore di avere un coach professionista nella propria vita. A volte hai bisogno di qualcuno che ti guidi attraverso le diverse fasi del tuo percorso, specialmente quando la posta in gioco è particolarmente alta o se sei in sofferenza per ragioni X che ti impediscono di pensare lucidamente da solo.

Io non sono ok.

Almeno una volta a settimana mi trovo ad affrontare sentimenti negativi: senso di impotenza, rifiuto, vergogna, invidia, ansia, solo per citarne alcuni.

Mi metto lì, col mio quadernone rosa e mi faccio coaching da sola. Cribbio, quanto è aumentata la mia resilienza da quando uso questo metodo! Situazioni che normalmente avrei elaborato in oltre una settimana, in due o tre giorni diventano gestibili. E se ti sembra un progresso minimo, prova a immaginare la differenza fra avere un nodo allo stomaco per 10 giorni e averlo solo 3. E’ una settimana di VITA in più, non un gioco da ragazzi.

Io non sono ok.

Ecco il modello: FEPAR. In origine è FPEAR. Io ho invertito due elementi, EMOZIONE  e PENSIERO. Ma andiamo per ordine.

F: FATTO. Esiste un fatto, delle circostanze su cui non hai alcun controllo. Ad esempio, una persona ti insulta in mezzo al traffico, o una collega ti critica davanti agli altri.

E: EMOZIONE. Che cosa stai provando? Cos’è? Rabbia, ansia, preoccupazione, delusione ecc.

P.: PENSIERO. Quale pensiero hai fatto che ti sta provocando questa emozione? A cosa pensi, che ti fa sta facendo così male? (Quindi il Pensiero viene prima, ma poiché io vivo prima l’Emozione, mi chiedo solo in seguito da cosa essa sia scaturita…. Riconosco il pensiero dall’emozione, non viceversa. Ecco perché ho invertito le due voci).

A.: AZIONE. In conseguenza di quel pensiero, che azione fai?

R.: RISULTATO. Che risultato ottieni da quel tipo di azione? Normalmente il risultato conferma e perpetua il Fatto.

Illuminante.

Facciamo un esempio:

Fatto:  La mia responsabile dice che non dobbiamo MAI lamentarci di alcunché con il cliente, ma oggi è entrata nel reparto e ha cominciato a lamentarsi di  noi dipendenti ben sapendo che c’erano dei clienti nei paraggi.

Emozione: Che rabbia, sono fuori di me! Qualcun altro ha sentito quel che ho sentito io? Ma ci rendiamo conto?

Pensiero: Penso che sia sleale e ingiusto proibirci di fare una cosa quando poi lei è la prima a farla! Incoerente e maleducata!

Azione: Mi sfogo con i colleghi… Quindi mi lamento con loro che si è lamentata di noi…

Risultato: Confermo la nostra tendenza a lamentarci e irrigidisco la responsabile su questo punto.

Qui io proseguo con una domanda: MI È UTILE QUESTO PENSIERO? IN QUALE ALTRO MODO POTREI INTERPRETARE LA SITUAZIONE? COS’ALTRO POTREBBE SIGNIFICARE? COSA MI INSEGNA?

Normalmente, un Fatto, una circostanza su non abbiamo il controllo, non dipende da noi! Basta quindi sganciarsi dalla tendenza a prendere le situazioni sul personale e comprendere che quella circostanza è prerogativa unica di chi la sta vivendo.

Il nostro ‘contributo’ a quel fatto, positivo o negativo, dipenderà da che pensiero (e quindi emozione) stiamo nutrendo su quella situazione, e da che tipo di (re)azione avremo sull’onda dell’Emozione/Pensiero.

Manifesta il tuo destino:

  • Riconosci il tuo pensiero
  • Verifica se ti è utile
  • Se non ti è utile, non agire in accordo a quello e chiediti come poter interpretare diversamente la situazione
  • Come vedrai, al 100%, tu sei e sarai ok.

Tanta gioia a Te,

Gioia

P.S.: L’espressione “Io non sono ok” deriva dal libro di Thomas A. Harris “Io sono OK tu sei OK” e si basa su una estrema semplificazione di tutto ciò che avviene nelle relazioni tra le persone a tre concetti di base: il Genitore, l’Adulto, il Bambino. A seconda della misura in cui intervengono nei rapporti interpersonali (rispettivamente, ‘Io sono ok tu non sei ok’ – Genitore, ‘Io sono ok tu sei ok’ – Adulto, ‘Io non sono ok tu sei ok’ – Bambino), queste tre modalità determinano un comportamento nevrotico oppure normale.

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